PALAZZO LOMELLINI

ARTECONTEMPORANEA

dal 19 maggio al 16 luglio


 giovedì 15:30 - 19:00

 venerdì 15:30 - 19:00

 sabato 15:30 - 19:00

 domenica 10:00 - 12:30 e 15:30 - 19:00


Ingresso libero


MARAVIGLIOSO SEICENTO

Opere da una collezione privata piemontese

E l i o R a b b i o n e


Posta al centro dell’annata espositiva di Palazzo Lomellini, risulta davvero importante la mostra che oggi s’inaugura, grazie allo sforzo economico e organizzativo del Comune di Carmagnola e del suo Assessorato alla Cultura, in primo luogo, con l’apporto dell’Associazione “Amici di Palazzo Lomellini”, di recente costituzione, a instaurare una vivace collaborazione con le istituzioni e sostenere la valorizzazione di una sede prestigiosa attraverso mostre, incontri, iniziative di ogni genere. 

La mostra, di lunga quanto approfondita preparazione, è il frutto soprattutto della passione di un collezionista piemontese, Roberto Rubiola, della sua conoscenza e dei suoi continui studi, delle scelte sempre ampiamente ripensate, delle sue scoperte, della curiosità che lo spinge ad approfondire, giorno dopo giorno, le tematiche di questa o quella tela come le sorprese del più recente acquisto, dell’appoggio dei tanti amici critici e storici dell’arte che lo accompagnano nel piacere di una esemplare raccolta. E della sua disponibilità nel mettere a disposizione di iniziative pubbliche gli autori di una raccolta che non sceglie di accostare in principal modo nomi di primissimo piano da chiunque già frequentati nei vari musei italiani ed esteri, ma che dà spazio, in un ventaglio di proposte quantomai ampio e ricco di confronti, a quegli artisti che qualcuno potrebbe definire troppo velocemente come minori. Qui, lungo le pareti bianche di Palazzo Lomellini, sono allineate quarantaquattro opere, tutte studiate, alcune firmate, quelle di sicura assegnazione o altre di probabile attribuzione o ancora alla ricerca di un nome cui affidare una vicenda, un personaggio, un simbolo, una tecnica, la bellezza di certi colori.

Quarantaquattro opere cui si è dato un percorso cronologico, a tratti tematico, mettendone al centro il Maraviglioso Seicento senza trascurare alcuni esempi Cinque e Settecenteschi che lo inquadrano e lo impreziosiscono, anticipandone e prolungandone le caratteristiche, a cominciare da un piccolo gioiello, L’annuncio ai pastori, attribuibile a Jacopo Bassano, per terminare con una tavola di pieno secolo XVIII, Paesaggio con rovine, contadina e animali, firmato, dell’artista tedesco Christian Georg Schütz. Si vedranno allineati artisti come Peter Boel, Francesco Mantovano, Bartolomeo Bimbi e Bartolomeo Castelli con le loro nature morte, dagli squillanti effetti cromatici, belle e accattivanti nella ricerca del dettaglio, nella rappresentazione di fiori e di frutti, di strumenti musicali, di oggetti quotidiani, di cacciagione. Inoltre opere riconducibili alle botteghe o alle cerchie di maestri quali Rubens e Rembrandt (San Matteo o la vicenda biblica di Sara e Agar, trattata pure dagli italiani Panfilo e Carlo Francesco Nuvolone, padre e figlio), l’orgiastico Sileno rappresentato da Jacob Jordaens, opere importanti per la rappresentazione esatta, “fotografata”, che offrono allo spettatore di oggi, quali un Interno di palazzo con figure, firmato da Dirck van Delen, o La bottega dell’arte a firma di Jacques de Claeuw.

Un nome altrettanto importante, presente in mostra, è quello di Jan Miel (Paesaggio con figure), chiamato alla corte dei Savoia da Carlo Emanuele II nel 1658, attivo a Rivoli, a Palazzo Reale e a Venaria - ad esempio nel salone d’ingresso - e morto a Torino nel 1664. Ancora tra le presenze da sottolineare Jusepe de Ribera con un bellissimo San Giuseppe e la Simbologia dell’Amor divino, per il quale si è fatto il nome dello spagnolo Zurbaran. Come significativi sono i nomi e le opere degli artisti italiani, da Sebastiano Conca (Sacra Famiglia con San Giovannino) allo splendido vecchio che riemerge dall’ombra, opera con quasi assoluta certezza riconducibile a Pietro Novelli (altro ritratto senile da sottolineare, quello di Giovanni Serodine), ad una Madonna con il Bambino e San Giovannino attribuibile alla cerchia di Bernardo Strozzi, dalla Fanciulla col gatto di Giovanni Lanfranco ai pregevoli artisti di area romana ed emiliana, alle rovine immaginate dal Locatelli, dal Suonatore di ghironda, uno dei molteplici esempi con cui il piemontese Pietro Domenico Ollivero rappresentò il variopinto popolo del proprio tempo, alle due vedute veneziane di Bernardo Canal, diligente narratore di una città, vissuto all’ombra del figlio, l’assai più celebre Canaletto.