PALAZZO LOMELLINI

ARTECONTEMPORANEA

dal 1° settembre al 10 settembre

 Dal Lunedì al Venerdì 20:30 - 23:00

 Sabato 15:30 - 18:30 / 20:30 - 23:00

 Domenica 10:30 - 12:30 / 15:30 - 18:30 / 20:30 - 23:00


dall' 11 settembre al 29 ottobre

 Giovedì / Venerdì / Sabato 15:30 - 18:30

 Domenica 10:30 - 12:30 / 15:30 - 18:30


Ingresso libero


L'arte dell'acqua

Acquarelli tra Ottocento e Novecento.

Omaggio a Guido Bertello

Maestri contemporanei

E l i o R a b b i o n e


Il Lomellini avanza. Cresce. Lo si apprezza, le richieste come luogo d’esposizione sono lì, sulla carta, a dimostrarlo. È un luogo d’incontro, non si richiude a essere soltanto un luogo di visita, è un contenitore di affermazione, di sperimentazione, di grande varietà propositiva, di ricerca. Ne siamo soddisfatti. E orgogliosi.

E allora ecco che ad una tappa ne segue un’altra, ancora con l’apporto dell’Associazione “Amici di Palazzo Lomellini”. Ecco che alle quarantaquattro tele di Maraviglioso Seicento – un vero successo, decretato numericamente ed entusiasticamente da un pubblico (e anche da una critica, pur severa nella definizione dei bersagli) che ha saputo apprezzare appieno l’impegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Carmagnola e lo sforzo organizzativo messi in campo: “un pochino di bellezza da ‘Uffizi fiorentini’ a chilometro zero”, sta scritto nel quaderno con la copertina a fiori, che raccoglie le impressioni dei visitatori, oppure “grazie a chi ha condiviso tanta bellezza”, o ancora i numerosi “notevole” e “bellissima”: e ci sia scusato il lungo inciso fuori programma – seguono alcuni degli esempi più prestigiosi tra la classicità e la contemporaneità di quella difficile arte pittorica che è l’acquerello.

L’arte dell’acqua, abbiamo non a caso dato come titolo alla mostra, volendovi inserire la bellezza e la difficoltà – “L’acqua che non aspetta mai. Che cambia misura e scorre sui fogli, trovando sentieri segreti a cui magari non si era pensato: una colatura, una goccia, uno spruzzo, possono cambiare repentinamente una forma o un’idea”, scrive Marilina Di Cataldo nelle pagine successive di questo catalogo –, ma anche il piacere del tema e dell’invenzione, gli appunti che potranno svilupparsi in una coloritura più ampia, quell’idea di soffice e di aereo che scaturisce da certe opere, la leggerezza e le atmosfere, la semplicità e lo studio: dinanzi alle nevi e agli squarci di sole, ai fiori nel ventaglio di profumi e di colori, ai panorami, agli angoli cittadini.

Una mostra che desidera anche essere, all’occhio dello spettatore, una rivalutazione – se mai, qui, ce ne fosse urgenza: ma siamo pronti a scommettere di sì – di un patrimonio a volte inspiegabilmente privato di quell’attenzione e di quell’ammirazione pronte a scendere anche nel più piccolo e raffinato particolare, che gli sarebbero dovute, di quei tratti artistici decisamente impervi di una tecnica, che crediamo necessitino di qualche sguardo più decisivo e di qualche parola significativa, spesa oltre quelle che per molti si riducono a deboli conoscenze.

Quattro sale espositive che vogliono essere una vetrina tesa a offrire uno sguardo attraverso alcuni piccoli esempi su quanto quell’arte può aver prodotto nel corso degli ultimi due secoli, grazie alla collaborazione della Saletta d’Arte Celeghini (tra gli altri, un intrecciarsi di appuntamenti galanti, di scorci veneziani, di delicati paesaggi, di schizzi), un’occasione che desidera essere un incompleto omaggio ad un Maestro indiscusso, scomparso sul finire del Novecento, Guido Bertello, attraverso i prestiti della famiglia e dei tanti collezionisti, con i suoi sogni e le sue colline langarole, schiarite nella bruma del mattino e intrise di malinconia, gli echi dell’infanzia o quelli di una piazza parigina, la sinfonia degli oggetti, il culto del silenzio, l’intensità di una bambola abbandonata, il piacere della solitudine e il pudore di un ricordo, la tenerezza inquieta che invade il cavalletto dell’artista. E un appuntamento ancora che vuole ricordare al pubblico alcuni dei maestri di oggi: ad accennare, il sipario che si apre sui jazzisti di Roberto Andreoli, la delicatezza delle rose di Ines Daniela Bertolino, i selciati umidi di pioggia che s’allungano sulle piazze torinesi di Paolo Brencella, certi monumenti del Piemonte, al riparo delle montagne, di Lia Laterza, le sue montagne, le marionette inquietanti di Anna Lequio, le sonorità silenziose delle nevi, adagiate sugli alberi e sul terreno, di Adelma Mapelli, la luce pronta a invadere l’angolo di paese vissuto o immaginato da Maurizio Rossi, i piccoli burattinai (della vita?) nella memoria di Luciano Spessot.