PALAZZO LOMELLINI

ARTECONTEMPORANEA













PASSATO E PRESENTE. Cinque secoli d'incisione.

dal 24 maggio al 30 giugno

Più di cinquant’anni or sono, nel 1968, fu allestita alla Galleria Civica d’ArteModerna di Torino, “L’incisione europea dal XV al XX secolo”, mostra di ampiezza e di livello straordinari, ineguagliata e, molto probabilmente, ineguagliabile.

Il concorso di musei di tutto il mondo, la cura di un esperto come Ferdinando Salamon, e il contributo storico-critico di Luigi Mallé (con un saggio a tutt’oggi preziosissimo per chiarezza e conoscenza), ne fecero un evento che ebbe la capacità di stimolare e ampliare l’interesse per la grafica incisa, fornendo l’opportunità di ammirare “de visu” capolavori altrimenti gelosamente conservati in collezioni private o nei gabinetti delle stampe, oltre che agli “amatori” anche a qualche giovane (come lo scrivente) in cerca della via da percorrere .

C’è quindi da domandarsi come mai, da quella luminosa temperie si è giunti al tempo attuale, così indifferente e addirittura insofferente verso la grafica incisa.

Ci si può riferire alla sua storica “colpa”, e cioè quella di essere stata considerata per molto tempo arte minore, gregaria e utile ad altre espressioni artistiche (salvo casi d’eccellenza) recando quindi il “marchio” indelebile della serialità. Più di recente, superata quella, si sono aggiunte altre “colpe” legate al gusto, alle abitudini estetiche, ai condizionamenti culturali, quali l’assenza prevalente del colore, le ridotte dimensioni, la necessità di tempi lenti d’attenzione: doveroso però, a questo punto, ammettere anche l’interessata confusione creata negli ultimi decenni riguardo a tecniche, tirature, terminologie, correttezza d’informazione.

Certo non è facile invitare la sensibilità contemporanea ad accostarsi e sostare di fronte ad opere del passato che manifestano vitalità e grandezza con mezzi tanto severi, spesso giovandosi unicamente del segno per dispiegare un universo di sfolgorante intensità.

Questa piccola antologia dell’incisione può fornire ai volenterosi l’occasione di usare i propri sensi (ovviamente la vista, ma va ricordato che l’impressione presenta anche un aspetto “tattile”) per comprendere modalità spesso disdegnate in favore di un piatto gradimento iconografico.

Basterebbe la presenza di Dürer, Rembrandt e Goya, “la Santa Trinità dell’incisione”, per giustificare le ragioni della mostra: da essi si riverberano e ramificano, nei secoli i linguaggi variamente declinati, e da essi tutto inizia ed evolve, con l’“incandescente” visionarietà dei bulini di Dürer, la sconvolgente attualità delle acqueforti rembrandtiane, l’inquieta modernità delle stampe di Goya, profetiche dei tempi nuovi.

Passato e presente allora quasi si annullano e sovrappongono: è ovvio che si è sempre figli del proprio tempo, ma questo non ostacola il guardarsi indietro per meglio intendere il miglior procedere innanzi, come hanno capito molti incisori, dai grandi Maestri fino a giungere al ’900 di Morandi, classico e moderno appunto, esemplare (proprio lui, grandissimo pittore) della sublime facoltà data al segno, di farsi colore.

Naturalmente, nel secolo scorso sempre più vivaci si sono fatte le modalità e le ricerche, e la grafica incisa è stata pienamente assunta come autonoma forma espressiva. Particolare attenzione, in mostra, è stata rivolta, tra gli italiani, agli incisori di area piemontese, non solo per un giusto omaggio al territorio, ma in considerazione dell’altissima qualità della tradizione legata all’Accademia Albertina con la forte presenza di Felice Casorati, e alla scuola di tecniche dell’incisione, da Boglione a Calandri a Francesco Franco, in una continuità d’ideali che ha pochi riscontri nel panorama nazionale. Generazioni di artisti, a vario titolo, hanno fatto riferimento alla solidità e coerenza di questa felice situazione, testimoniandone sempre fecondità e capacità di rinnovamento.

Se molti incisori, come scriveva Focillon, sono visionari, qualcuno è anche idealista, e continua tuttora a crederci…

VINCENZO GATTI


Inaugurazione venerdì 24 maggio alle ore 18.00 


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ARTECONTEMPORANEA

Un nuovo punto di vista per scrutare l'orizzonte infinito dell'arte

Palazzo Lomellini è il più importante centro di produzione culturale di tutto il territorio a sud di Torino. Anni di attività espositiva, nel corso dei quali si sono avvicendati nomi autorevoli del panorama artistico contemporaneo, fanno del Lomellini una istituzione prestigiosa, in grado di suscitare una attenzione costante, da parte di ambienti culturali diversi in tutto il nostro Paese. 

La scelta, nell’ultimo periodo, di ospitare mostre anche di tipo etnografico e comunque non sempre esclusivamente d’arte, esprime una volontà di dialogo con la realtà e il mondo, che non tradisce la vocazione di arte contemporanea, ma semmai la incoraggia. 


LE IniziAtive

Artecontemporanea, le scuole ed il territorio, arte e non solo

L'arte e la cultura si trovano per esprimere ciò che è stato, ciò che è e ciò che sarà. All'interno del circuito Carmagnolamusei, gli artisti ed il territorio si mettono a confronto. Nascono così sentieri che  dal Lomellini portano ai musei cittadini mettendo in relazione forme artistiche apparentemente distanti tra loro: tipografia, fotografia, lavorazioni artigianali antiche. L'arte come mezzo di coivolgimento, per vedere e per pensare, per stupire e per unire, uno spazio per le idee e per la condivisione